Dopo le vittorie di Tamberi e Jacobs a Tokyo 2020 continua l’impegno per consolidare i successi, sostenendo giovani, territorio e promuovendo valori di sostenibilità e uguaglianza
Intervista a Stefano Mei, Presidente FIDAL
L’atletica è lo sport della società multiculturale. Lei ha detto che è “l’oratorio degli anni 2000” perché tutti possono correre sulla stessa pista di Jacobs. Qual è il segreto?
“Sicuramente il grande successo di Tokyo nel 2021 ha creato i presupposti per avviare un circolo virtuoso che è arrivato fino a oggi. Sono i risultati di alto livello che portano più interesse, tesserati e disponibilità economica.
Quando sono arrivato in Federazione ho capito che c’erano infinite possibilità nei ragazzi, nel sistema e in tutta la struttura che sta alle loro spalle, ma che forse non ci stavamo credendo abbastanza. Gli investimenti che si facevano per l’attività sportiva in senso stretto erano, in proporzione, meno importanti e meno impattanti dei soldi che si spendevano per altre branche della Federazione.
Ho deciso di scommettere sulle risorse umane, sugli atleti, sui tecnici e sulle società. Si è generato di conseguenza un circolo virtuoso che ha portato ad avere risultati importanti e, di ritorno, più ragazzi nei campi, maggiore interesse della stampa e di tutti gli stakeholder coinvolti, compresi gli sponsor. In questo modo abbiamo costruito una realtà differente da quella che avevo trovato nel 2021.”
Veniamo da un anno straordinario che ha visto i Campionati Europei svolgersi a Roma. Quale bilancio e qual è stato il valore portato degli investimenti e dall’evento alla città?
“Il risultato più importante sono state, sicuramente, le 24 medaglie vinte dal nostro Paese. Questo è stato il risultato migliore dal record del 1990, quando ero anch’io tra i partecipanti, e che vide l’Italia ottenere 12 medaglie.
Dal punto di vista economico, i risultati maggiori si sono visti in termini di sponsorizzazioni e di visibilità. Le televisioni che hanno seguito l’evento hanno raggiunto picchi di share che hanno toccato i 5 milioni di spettatori.
Quest’anno, inoltre, grazie agli Europei la Fondazione raggiungerà l’attivo di bilancio, che verrà poi reinvestito sul territorio.
Ovviamente ci sono state anche buone ricadute in termini di ricavi economici per la città di Roma nel suo insieme. A livello di sponsorizzazioni European Athletics è riuscita per la prima volta, grazie alla Fondazione Roma 2024, a coinvolgere tutti gli sponsor e riempire tutte le caselle con le cifre che avevamo indicato in partenza, durante la progettazione.”
Lei è appena stato appena rieletto. Quali saranno i capisaldi del prossimo mandato, soprattutto in ambito di iniziative sociali?
“In questi quattro anni l’obiettivo sarà consolidare tutto quello che di buono abbiamo costruito nel precedente mandato.
Durante i campionati europei, per esempio, abbiamo rafforzato la nostra attenzione alla sostenibilità dei grandi eventi, sembra una cosa da poco ma uno sport educativo come l’atletica non può prescindere da un’attenzione particolare a questo aspetto. La Federazione aveva, per esempio, preso accordi in anticipo con società che si occupano dello smaltimento e del riciclo dei rifiuti. Quando si organizzano manifestazioni di questo tipo bisogna sempre impegnarsi per il loro svolgimento in un ambiente il più sano possibile.
Poi ci sono i ragazzi. Sono convinto che i risultati tecnici arriveranno perché alcuni giovani stanno crescendo molto. Al di là degli obiettivi in gara, dovremo cercare di non disperdere questo patrimonio di gioventù. In tanti si sono avvicinati al campo di atletica in questi anni perché è un luogo inclusivo e aperto a tutti. Puoi essere alto, basso, magro o un po’ più in carne, avere la pelle di qualsiasi colore, ma sarai sempre ben accetto in pista. Infatti l’atletica è, prima di tutto, una scuola di vita inserita in un contesto di sicurezza. Possiamo paragonarla a un oratorio dove, nella mia memoria, le famiglie mandavano volentieri i propri figli per fare attività sportiva o divertirsi, ma sempre in un ambito sorvegliato. Le società sul territorio sono molto di più che luoghi dove ci si allena, spesso svolgono questa attività quasi come se fosse una missione.
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello dei costi. I corsi di atletica arrivano a costare al massimo 200 o 250 euro e questi numeri, se paragonati a quelli di altre attività, sono bassissimi. Allenarsi, quindi, costa poco o nulla.”
Nel suo programma anche l’obiettivo 400 mila tesserati e il sostegno al territorio e ai giovani. Perché i ragazzi dovrebbero scegliere l’atletica?
“Quando sono arrivato alla Presidenza i tesserati erano circa 300 mila. Durante il mio mandato sono aumentati molto, in particolare è aumentato il numero di giovani che si avvicinano all’atletica, mentre fino a 4-5 anni fa era maggiore il numero dei cosiddetti master, cioè gli adulti.
Credo che i ragazzi dovrebbero scegliere questo sport perché è un gesto naturale. Tutti noi abbiamo la corsa, il salto e il lancio nel DNA. Inoltre, a differenza di tanti altri sport, il risultato non è mai opinabile.
Non c’è un arbitro che può dire che sei in fuorigioco, qui il metro e il cronometro sanciscono il tuo reale valore. È una cosa non da poco, soprattutto in un momento in cui i valori generali sono un po’ disattesi in tutti i campi. Nell’atletica chiunque meriti ottiene il risultato.”



