UN ITALIANO DA RECORD ALLE PARALIMPIADI DI PARIGI

Federico Bicelli, atleta con disabilità classe ‘99, non ha deluso le aspettative ed è tornato a casa con un oro e un bronzo. A SportMag racconta l’esperienza appena conclusa nella capitale francese

Intervista a Federico Bicelli, atleta paralimpico

 

Due medaglie alle paralimpiadi di Parigi. Oro nei 400 stile libero e bronzo nei 100 metri dorso. Quali erano le tue aspettative della vigilia?

“Siamo arrivati a Parigi con delle buone aspettative perché ci eravamo preparati bene, anche rispetto a Tokyo, dove non avevo vinto nulla a livello individuale. L’anno scorso, inoltre, avevo vinto il mio primo oro mondiale nei 400 stile e quindi arrivavo da favorito alla gara. 

Tornare a casa con un oro e un bronzo è stato incredibile, tutt’oggi faccio fatica a crederci perché dietro queste medaglie c’è il lavoro di anni. Vincere un oro olimpico dopo 15 anni di carriera è il sogno di tutti che diventa realtà e farlo nei 400 stile, una gara davvero difficile soprattutto per chi ha la mia patologia, è ancora più bello. La medaglia nella gara dorso è stata più inaspettata. 

Dovevo confermare il bronzo mondiale, ma sapevo che a Parigi avrei potuto trovare dei personaggi nuovi che avrebbero potuto insidiare la mia posizione. Nonostante tutto, sono riuscito anche in quella competizione a mettere a segno un terzo posto. Quando sono tornato la mia allenatrice mi ha detto: ‘Federico meglio di così non potevamo fare’ e aveva ragione. Sono davvero soddisfatto e fiero del lavoro fatto in questi anni.”

 

Facciamo un passo indietro e ripercorriamo il percorso che ti ha portato a raggiungere queste medaglie. Quando inizi a nuotare?

“Sono nato con una patologia che si chiama spina bifida, una lesione midollare alla spina dorsale, che per fortuna è limitata alla parte bassa della schiena. Mi sono avvicinato al nuoto fin da piccolo sotto consiglio di medici e fisioterapisti che mi hanno spinto a prendere lezioni, dicendo che mi avrebbe aiutato con la mia malattia. 

Mi sono subito appassionato e ho capito che la vasca era il posto dove volevo stare. Sono stato molto fortunato perché a 10 minuti da casa mia, a Brescia, ho trovato una squadra paralimpica dove mi alleno tutt’ora. Entrando in squadra ho conosciuto i ragazzi più grandi, che erano già dei campioni e all’epoca parteciparono a Londra 2012, e ho voluto subito seguire le loro orme.

Mi sono impegnato al massimo per far diventare il nuoto molto più che un divertimento. Nel 2017 ho fatto il mio primo Europeo giovanile, dove ho vinto un oro, un argento e un bronzo. Da lì è iniziata la mia carriera ad alto livello e, ad oggi, ho partecipato a tre europei, due mondiali e due olimpiadi.”

 

A che punto siamo con l’attenzione allo sport paralimpico in Italia? Cosa manca a livello di strutture, società e investimenti? 

“Io sono stato fortunatissimo perché ho trovato una squadra a 10 minuti da dove abitavo che si allenava a livello paralimpico, ma capisco che non tutti, soprattutto in alcune aree d’Italia, riescono ad avere le stesse possibilità che ho avuto. Credo che l’attenzione verso lo sport paralimpico sia cresciuta molto, soprattutto in Italia. Rispetto a Tokyo, le gare di Parigi sono state molto seguite in televisione. Anche a livello di medaglie la delegazione ha fatto meglio. Il risultato del 2020 era già molto buono, 69 medaglie, ma quest’anno siamo riusciti a fare ancora meglio, raggiungendo un numero di 71.

Credo che con Parigi si sia realizzato tutto quello che era in cantiere da anni: è stato sicuramente anche merito dell’organizzazione, che ha attirato moltissima attenzione mediatica. Tutto è iniziato durante il periodo delle Olimpiadi, ma c’è stato moltissimo ritorno anche per le Paralimpiadi.

Credo che le strutture del nostro Paese dovrebbero migliorare in generale, non solo dal punto di vista dell’accessibilità, per cui alla fine c’è abbastanza attenzione. Nonostante la condizione non buona in cui versano molti dei nostri impianti e delle nostre piscine, l’Italia rimane un Paese di sportivi fortissimi e  che vincono molto. Siamo un paese molto piccolo eppure possiamo paragonarci a tante potenze mondiali per le vittorie incredibili che siamo riusciti a ottenere.

Per quanto riguarda le squadre paralimpiche, sono meno numerose rispetto alle altre, per una questione anche di numero ridotto di atleti che vi partecipano. Al Nord la situazione è di gran lunga migliore rispetto al Sud. Io, per esempio, ho trovato una piscina dove allenarmi e che fosse adatta alle mie esigenze a soli dieci minuti di casa mia, allo stesso modo non tutti i miei colleghi del Sud hanno le stesse possibilità. Ecco perché in nazionale ci sono principalmente atleti del Nord e Centro Italia e pochissimi del Sud. Questo è un aspetto che andrebbe sicuramente migliorato.”

 

Quali sono i miti che vuoi sfatare?  Prossimi obiettivi?

“Il mito principale che vorrei sfatare riguarda il fatto che non è vero che noi atleti paralimpici fatichiamo o ci alleniamo meno rispetto agli altri. Questo discorso poteva avere qualche fondo di verità una decina di anni fa, quando alcune gare erano semplificate. Oggi il livello è così alto in tutto il mondo, anche a livello paralimpico, che richiede una preparazione davvero approfondita. Per poter gareggiare devi essere uno dei migliori e raggiungere una forma fisica che richiede ore e ore di allenamento al giorno, come un atleta senza disabilità. 

Io, per esempio, ho dovuto iniziare ad allenarmi  con una squadra olimpica anche se nuoto a livello paralimpico perché oggigiorno, se vuoi mirare a una medaglia, devi avere la stessa preparazione di un atleta senza disabilità ed essere bravo quasi quanto lui. 

Per quanto riguarda i prossimi obiettivi, a novembre avremo gli assoluti italiani in vasca corta a cui arriveremo in una maniera sicuramente un po’ più rilassata dopo l’Olimpiade. L’anno prossimo ci sarà un Mondiale molto importante a Singapore a fine settembre. Cercheremo di arrivarci con la migliore forma e preparazione possibile, anche perché quello sarà il primo evento importante del nuovo ciclo olimpico che durerà per i prossimi quattro anni.”

 

Bio: Federico Bicelli è un nuotatore della nazionale italiana, che gareggia per il Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre. Diventa campione paralimpico e mondiale di nuoto nei 400 m stile libero e due volte campione europeo nei 100 m stile libero. Ha vinto 49 titoli italiani, detiene 4 record del mondo e 6 record italiani.  È appena tornato da Parigi, sua seconda Paralimpiade dopo Tokyo, con un oro e un bronzo.

Condividi:

Altri Articoli